agosto 12, 2011
Il LFF abbraccia il teatro sperimentale
“Il teatro, per sgorgare, ha sempre bisogno di tenebre”. E’ una poetica intensa e senza mezze misure, quella de L’Atelier, la compagnia teatrale parigina fondata e diretta da Martine Venturelli in scena l’11 agosto al Lucania Film Festival.
Al teatro, questo tenebroso ma al tempo stesso vitalissimo gruppo d’oltralpe chiede e offre esperienze profonde, di respiri, movimenti, azioni che vanno oltre la classica prova d’artista per diventare un fatto fisico, una testimonianza che si è vivi. Non è un caso che si chiamino “atelier”, rimandando con il nome al prodursi artigianale dell’arte, a un’idea dell’esperienza teatrale come laboratorio permanente in cui la prova e lo spettacolo, la scena e il retroscena, non sono più distinguibili. Ha potuto già intuirlo chi li ha visti all’opera nelle effervescenti prove sul sagrato della Chiesa Madre di Pisticci, al calar del sole o alle prime luci dell’alba, nel vissuto quotidiano del Rione Terravecchia, tra i panni stesi, il traffico tenue, le buste della spesa, la curiosità, gli odori di cucina, insomma nel bianco esplosivo del centro storico di Pisticci, in contrasto quanto mai perfetto con il buio sognato dai francesi. Impegnato, in questi giorni lucani, anche con l’Associazione Buffalmacco di Montescaglioso guidata da Mario Ventrelli e Michela Appio (per la quale ha messo in piedi uno stage su Finale di partita di Samuel Beckett), al Lucania Film Festival l’Atelier porta in scena “Celui qui ne connaît pas l’oiseau le mange”, di cui Martine Venturelli, la regista che è anche autrice del testo, dice che “è come immergersi nell’oscurità, essere trasportati in un viaggio di suoni, in una storia della lingua, in una genesi della scrittura”. Sì, perchè è l’ascolto a farla da padrone, in questa starordinaria ora di teatro. Che si svolge al buio e che esplode non di immagini, come accade per ogni arte che è anche visiva, ma di voci, suoni, musica della lingua e del pensiero. Cosicché alla fine, dalle tenebre sgorga una qualche illogica ma visibilissima forma di luce. Colui che non conosce gli uccelli li mangia. Ma potremmo anche dire: colui che non conosce (non sente, non ama) il teatro, non vede. Cosa vedrà allora il pubblico? Come parteciperà a questo viaggio teatrale al buio e in lingua straniera? Una bella sfida, quella de L’Atelier al Lucania Film Festival. La sfida universale dell’arte che vuole bene all’uomo e al mondo intero, in qualunque lingua parli.
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