agosto 12, 2011
Rocco De Rosa in Le luci della Città
Lucano di Oppido ma ormai romano di adozione, Rocco De Rosa è un pianista e compositore raffinato che ama mescolare stili musicali diversi e solo apparentemente lontani. La formazione (autodidatta) “occidentale”, che significa jazz e ricerca, ECM o Steve Reich, non lo trattiene dalla curiosità della scoperta, dall’esplorazione creativa di altri mondi, melodici, armonici, ritmici, e dunque da forme artistiche in cui i linguaggi europei e nordamericani confluiscono in un mare più grande, dove c’è soprattutto l’Africa, ma anche il medioriente, il sudamerica, insomma le tante meraviglie delle musiche del mondo. Senza tralasciare sprazzi di popular music, a memoria delle origini dell’artista, e anzi di ogni artista, che è primariamente il frutto di una radice e di un terreno nel quale si alimenta. La lunga carriera di De Rosa va dai dischi (l’esordio del 1994, Officina,, e poi Rotte distratte, 2002, e Trammari, 2006)alle musiche per il cinema (Aprile di Nanni Moretti tra tutti), dalla direzione di festival e locali di tendenza alle opere teatrali e multimediali, tra cui si colloca la fortunata trilogia “Chaplin”: i film del grande Charlot commentati live dal solo pianoforte di De Rosa, come in un evento d’altri tempi, quando il cinema era muto e la musica era viva, ma con un risultato che, lungi dal suscitare nostalgia o passatismo, è una specie di proiezione sul futuro, di speranza che le cose tornino a portata di vista, di sensi, di cuore. Dopo Il Monello al Lucania Film Festival del 2010, quest’anno tocca a City Lights, noto in Italia come Luci della città, capolavoro di Chaplin del 1931 considerato una delle più grandi opere del cinema di tutti i tempi. E’ la storia dell’incontro tra il vagabondo (Charlie Chaplin) e la fioraia cieca (Virginia Cherrill), in un turbine di gag, equivoci, tenerezze, difficoltà di vivere che vedono alla fine trionfare l’amicizia e l’amore. Una festa di sentimenti senza sentimentalismi, di vita senza troppi artifici, che De Rosa accompagna ora con dolcezza ora con divertimento, a sottolineare la purezza della vita, fatta di dolce e di amaro, di tristezze e felicità ma sempre da vivere con intensità, e magari con la semplice musica di un pianoforte.
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